Sui codici dell'esistenza
Bereil di Schwung di zum del ist di Mem Fliigel, Siamo stati sempre incarcerati dalle illusioni e dai dubbi, fra un sogno del volo ed i desideri earthly. Questi incertezze ed ostacoli hanno portato il progresso verso gli orizzonti vaghi, dimenticanti l'obiettivo reale che una mente ragionevole sta cercando i secoli: la possibilità di volata alle stelle, quel firmament morale che sposta in su la nostra esistenza. Questo infinire persegue Riabow che non può contribuire a usando i numeri, il mito di Icarus ed i colori che si ricordano delle pitture medioevali ed antiche. Non sto parlando delle metafore, ma di un simbolo che immediatamente viene fuori dalle sue immagini. Sembra a me un linguaggio figurato senza movimento, una differenza kaleidoscopic fra i colori, come le comprensioni improvvise dal tetto del cielo, una specie del ritorno; ma forse è il nostro unconscious che organizza le immagini in tale maniera. Ci è, io pensa, due leitmotivs principali nella creazione del Oleg: estrangement che inoltre significa andare via e un punto di vista senza relativism. L'osservatore (ma realmente conosciamo chi quello è?) è situato in una posizione che sembra andando via dalla rappresentazione indicata nell'immagine: non è la nostra mente che immagini una pesca della nave nel nostro piatto giornaliere, il non nostro occhio che vede le chiavette o altre figure mythical; Oleg, omettente e sospendente il collegamento naturale fra l'oggetto ed oggetto, dà ai suoi pesci, farfalle e paesaggi in pieno dei colori, il punto di vista che appartiene all'osservatore (numeri...), quello della nostra ricerca riservata e mentale. Un numero è sempre un simbolo del qualcos'altro che è stato pensiero, nella nostra mente che è un fatto, un'azione insieme alle sue percezioni. Siamo in un mondo che è guardato dal qualcos'altro, noi siamo il passato, l'illusione e la speranza. Un mondo dove noi canlive sulle nostre impressioni, prendenti loro da uno spectator non identificato, forse un volo di angelo con le ale aperte, provanti ai codici di deciframento dell'esistenza, nell'intervallo di un momento che si sbiad via. Gli uomini ed i mondi, nelle pitture del Oleg sembrano essere senza outlooks reali. Un punto di vista senza relativism è preferibilmente un'osservazione che riflette su che cosa già è stato percepito. I nostri atti di conoscenza sono situati sempre ad un livello superiore, quello è che cosa spiega il estrangement dai due livelli differenti del mondo reale, anche; il primo è linguaggio figurato, il mondo poichè è visto da motivo umano; il secondo è numeri e colori burning che evocano soltanto il motivo e si occupano di, che sono impressionati e stampati nei corpi della rappresentazione in se (persino le ale della farfalla del Icarus ricordano a ad una zimologia definita). Chi ora è l'osservatore? Forse quel Angelm Novus da Klee, preso da Walter Benjamin nel suo saggio circa filosofia di storia. Se accettiamo questo possiamo dire che la creazione del Oleg è assolutamente metaphysical: la vista di angelo sopra un mondo fatto dell'illusione e dell'incertezza. (Bologna 2003 Di Marco Maniscalco). Pubblicato da www.amassart.com. ciò è un articolo aggiunto da Josh Petterson
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